Diego Suarez (o Antsiranana) è la più importante città del nord e, con i suoi 155 chilometri di costa, ha la seconda baia naturale più grande del mondo (dopo Rio de Janeiro). La lunga costa, in parte sabbiosa, ne fa anche una destinazione turistica per coloro che amano il dolce far niente e non solo. Si sa che il Madagascar è un paese molto low-cost, soprattutto per noi occidentali (considerate che un buon pasto costa pochi euro e un ristorante molto gourmet venticinque euro).
Plage Ramena è la spiaggia più famosa della città. Un lungo arenile, dove sostano molte barche di pescatori, anche se per me è decisamente meno interessante, rispetto a tante belle spiagge viste, soprattutto nel sud ovest del Madagascar. Qui, però, si trovano molti ristoranti, semplici ma buoni ed economici, dove gustare pesce e crostacei freschissimi, ostriche comprese.
Per il resto, la zona è molto frequentata da maschietti (per la maggior parte francesi), che camminano sulla punta dei piedi, tirando indietro il bel ventre tondo (quando è ancora possibile), cercando di tenere il passo della moretta che li accompagna. Un bel film un po’ felliniano, con personaggi maschi, spesso anziani, che vengono qui a sparare le ultime cartucce, e fanciulle (non sempre giovani, non sempre belle, non sempre magre), che sperano di potersi occupare personalmente della pensione del « vazaha »(straniero, bianco). Il marketing è perfetto. Io, diversamente giovane, con una pensione minima, nel mio paese, sarei il povero vecchio che, al massimo, si può permettere di andare a giocare a carte al circolo del paese. E, forse, una pizza al mese. Qui, con la stessa cifra, vivo in un bungalow vicino al mare, pesce fresco tutti i giorni, e pure una donna che mi fa ricordare « quello » che in Italia sicuramente avrei già dimenticato da un po’, perché, come dice un famoso proverbio milanese: « Òmm senza danee, l’è ona pianta mòrta in pee: Un uomo senza soldi, è simile ad una pianta morta » o meglio ancora: chi ha pochi soldi ha molti pensieri e, si sa, il sesso non vuole pensieri! A parte la mia scrittura sarcastica, in realtà li adoro: poiché la mia filosofia è quella di cercare di vivere intensamente, giorno dopo giorno, ammiro le persone coraggiose che non si abbandonano ad un destino, già segnato, triste, banale e noioso. Preferisco vedere vecchietti con la dentiera che salta quando sorridono, accompagnati da giovani fanciulle, piuttosto che con l’aria rassegnata, in coda, dal medico della mutua, a chiedere una pastiglia per l’insonnia! Bravissimi!
Per inciso: non voglio parlare del turismo sessuale minorile, decisamente diverso, e quindi, assolutamente da condannare. Purtroppo, a Nosy Be, vedrò scene che possono dar adito a fraintendimenti, uomini maturi seduti al bar, che chiacchierano con la bambina che cammina sola, scalza, lungo la strada, e, chissà perché, si girano quando vedono che sto per scattare una foto che, naturalmente, non pubblicherò. E mi viene in mente la battuta che mi fece in Thailandia, almeno trent’anni fa, una ragazza : “molti genitori sacrificano una figlia offrendola a uomini danarosi, per mantenere il resto della famiglia”…..correva l’anno 1992, e, ora, non solo nulla è cambiato, anzi, la povertà è aumentata, e così, come ho visto in molti altri paesi dell’Africa (ma anche in Asia), i bambini sono oggetti da vendere, in cambio di pochi spiccioli.
Nei dintorni di Diego Suarez si possono fare delle escursioni interessanti. Una tra le più famose, è la camminata delle tre baie, di circa sei chilometri. Ad una decina di chilometri da Diego Suarez , una pista sabbiosa porta alla baia Sakalava (famosa per il kyte surf).
Da qui, parte la camminata in mezzo ad una bellezza selvaggia, che porta alla Baie des 3 pigeons (bella, senza le antiestetiche alghe, il luogo ideale per una splendida nuotata ).
Dopodiché si prosegue fino alla Baie des Dunes.
Rientrando, verso Plage Ramena, si passa su una strada sterrata che costeggia il mare, con il faro. Alcuni cannoni e qualche resto di abitazione, sono la la prova tangibile della presenza e del ruolo dell’armata coloniale nella baia di Diego Suarez.
Sulla strada c’è anche un parco, la montagne des Français, dove si possono fare percorsi a piedi di vari livelli. Belli i baobab, endemici di questa zona
Davanti alla baia si trova anche il famoso “pain de Sucre”; un isolotto roccioso di origine vulcanica. Il nome arriva dal XVI secolo, quando i navigatori portoghesi portavano blocchi di zucchero di canna, in stampi di argilla di forma conica con la parte superiore arrotondata, forma simile a quella della più famosa roccia brasiliana. È considerato un luogo sacro: nessuno vi può accedere. I malgasci hanno molte tradizioni e credenze: tra queste, c’è la pratica abituale, da parte delle donne malgasce che non riescono a diventare madri, di spingersi in piroga fino sulle rive del Pan de Sucre, e chiedere la grazia della fertilità, offrendo ceste di miele e monete.
A chi deve visitare questa parte del nord del Madagascar, consiglio una giornata in mare.
Le barche a vela locali sono grezze, ma i ragazzi sono bravissimi. Ad un’ora dalla costa, si arriva su un’isola deserta, dove esistono solo capanne dove si può pranzare all’ombra. Dopo lo snorkelling nella vicina barriera corallina, direi buono, anche se non eccezionale (ma considerate che io ho visto gran parte delle barriere coralline del mondo), vi aspetta un ottimo barbecue, con pesce, 🦀 granchio e insalata di papaia.
Dopo una fantastica giornata in mare, una straordinaria sorpresa mi attende davanti alla porta della camera dell’hotel, un gruppo di meravigliosi lemuri coronati che saltellano tra gli alberi, curiosi e un po’ timorosi.
Fuori Diego Suarez, la strada inizia a salire e la vegetazione cambia. Joffre Ville è un comune di circa 5000 abitanti ad una trentina di chilometri dalla città. Qui, fino al 1973, c’era il centro di addestramento militare della legione straniera, che doveva aiutare il Generale Gallieni a difendere il porto di Diego Suarez. Questo sito aveva una importanza strategica.
Dalla Montagne d’Ambre, a 1475 metri d’altezza , si potevano vedere le navi arrivare da lontano ed entrare nella baia di Diego e quindi, preparare eventuali attacchi.
A Joffre Ville ci sono alcune vestigia di dimore coloniali e creole, la maggior parte, purtroppo, oggi completamente abbandonate: peccato!
Il parco nazionale de la Montagne d’Ambre è una foresta pluviale con vari percorsi. Un luogo di interesse botanico perché contiene i “mille alberi” , una varietà immensa di piante, dai licheni alle orchidee,
da varie specie di palme, al fico “strangolatore”, che non lascia scampo all’albero che attacca.
Nel parco c’è anche una fauna interessante : dalla piccolissima rana verde smeraldo,
alla mangusta,
al più piccolo camaleonte del mondo
A proposito di camaleonti, pare che il Madagascar sia la loro terra di origine. Esistono nel mondo ben 150 specie, di queste 134 in Madagascar e 59 endemiche, cioè che esistono solo in questo paese. Sono animali timidi e territoriali: ecco perché una brava guida di un parco (o, come nel nostro caso, un autista dall’occhio acuto), ci delizierà con moltissimi incontri con questo straordinario animale. Io li adoro, hanno quell’aspetto antico che mi ricorda i dinosauri. Amo il loro trasformismo, la loro capacità di mimetismo, il loro movimento rallentato, simile ad una moviola cinematografica.
E poi l’abilità nel catturare le prede, allungando la lingua ad una velocità di 20km/h, coprendo una distanza che è una volta e mezzo la lunghezza del corpo.
Ed anche il gonfiare il corpo, per sembrare più grandi, ed impaurire l’eventuale nemico.
Straordinari i loro occhi, che possono ruotare di 360 gradi in movimento orizzontale, e non contemporaneamente: Immaginate di poter vedere da una pupilla ciò che avete davanti, e dall’altra quello che c’è dietro.
Tutto questo non vi sembra straordinario? Ecco una carrellata di camaleonti che ho visto nel mio viaggio:
Il primo si è gonfiato quando mi sono avvicinata troppo, pensando di impaurirmi.
Riprendiamo la strada verso lo Tsingy Rouge e, per arrivarci, dovremo lasciare la via principale e percorrere una ventina di chilometri di pista. I villaggi sono sempre uguali, qualche banchetto che vende frutta e rum,
biciclette cariche,
taxi-brousse stracarichi
e tante baracche, da cui escono bambini che aspettano un regalo (o, peggio, soldi)
Il canyon del Madagascar appare come un letto in una voragine su un deserto roccioso.
Lo Tsingy Rouge (Tsingy significa “punta o ago”) mostra seducenti pinnacoli rossi (il colore è dovuto alla laterite, ricca di ossido di ferro) che creano un sito surrealista che si visita a piedi.
Poco oltre, il paesaggio suggestivo mostra colline verdi.
Il Parc National des Tsingy de l’Ankarana ha diversi circuiti di 2, 4 o 7 ore. Quello di 4 ore (circa 8 chilometri) è abbastanza completo.
Noi vedremo altri lemuri: in questo caso si tratta di una specie prettamente notturna, che passa la giornata a dormire, ad occhi aperti, nell’incavo degli alberi. Pare che l’occhio aperto sia per far pensare ai predatori che si è svegli.
La foresta umida di Ankarana ospita molte specie di piante.
Ho trovato molto interessanti i baobab nani, sembrano dei bellissimi bonsai.
Si arriva poi allo Tsingy Grigio, con i suoi pinnacoli ed i suoi crepacci.
Un ponte permette di attraversare il canyon a piedi.
La strada per Ankify attraversa grandi villaggi e qui scopro che la gente fa uso di khat (o qat). Le foglie ed i germogli freschi del Catha edulis Forsk, un arbusto sempreverde, vengono masticate. Queste contengono un alcaloide dall’azione stimolante, che provoca stati di euforia. Ancora peggio, quando queste vengono unite alla noce di areca, che in realtà è il duro endosperma del frutto della pala Areca, ed alla calce. I due ingredienti principali “naturali” e vegetali hanno proprietà psicoattive che, unite alla calce che facilita l’assorbimento degli alcaloidi nella bocca e quindi rafforza gli effetti, creano una droga complessa, simile all’amfetamina. Mi hanno detto che qui arriva dall’Etiopia.
Una combinazione micidiale, che da’ origine ad una sostanza eccitante e che crea dipendenza. Un anno fa vidi personalmente che in Etiopia quasi tutta la popolazione maschile ne fa grande uso. In Madagascar, l’ho vista solo al nord del Paese.
E qui, dove, a differenza del resto del paese, c’è una folta comunità mussulmana, in un venerdì, all’uscita dalla moschea, si vedranno molti uomini che comprano il qat.
Ecco qualcosa che unisce le religioni: cristiani e mussulmani, entrambi in coda, davanti al banchetto che vende “droga”.
Ankify è il porto da cui partono i traghetti per il luogo più turistico del Madagascar: Nosy Be.
L’attraversata va fatta al mattino, per questioni meteorologiche. Se dovete pernottare ad Ankify, vi consiglio Les Jardins d’Ankify, a pochi chilometri dal porto, e a cinquecento metri dal mare. I bei bungalow sono incastonati in uno splendido giardino molto curato. La prima colazione e la cena sono serviti sulla terrazza privata del bungalow: scampi (per i golosi: la maionese è fatta a mano), e poi gamberi al pomodoro, freschi e saporiti.
Nosy Be profuma di vaniglia e di ylang ylang, l’infiorescenza dalla quale si estrae l’olio essenziale che è alla base del profumo più famoso, Chanel n. 5.
Arrivati al porto, si vede subito la differenza con il “molto più genuino e meno turistico, Sud del paese”. Qui trovi immediatamente un paio di ragazzi che si caricano i bagagli sulle spalle e ti dicono : “seguimi”. Sembrerebbero loro gli autisti che ti portano in hotel. Ed invece no, saranno quelli che, appena posato il bagaglio per terra a qualche decina di metri, chiederanno soldi per il servizio, che non è stato chiesto!
La cittadina principale di Nosy Be è brutta, come la maggior parte delle cittadine del paese. Negozi di abiti di seconda e terza mano esposti lungo la strada, banchetti che vendono carne, o pesce essiccato, sotto il sole ed il viavai di mosche, frutta e verdura, e poi negozi con abiti femminili decisamente sexy.
Già, perché qui, come a Diego Suarez, le vie dei villaggi principali, pullulano di “vazaha” , bianchi di mezza e terza età, alla ricerca di allegra compagnia.
e poi ancora vendite di qat, in previsione del fine settimana, da sballo
Ambatoloaka è uno dei luoghi più turistici dell’isola. Molti hotel, guesthouse, lodge, che ruotano intorno ad una lunga, brutta, spiaggia, quasi inesistente quando c’è l’alta marea.
Di giorno la clientela principale è di maschietti soli, che saltellano da un bar all’altro.
L’ideale è spostarsi con i tantissimi tuktuk, che si incrociano come sulle piste degli autoscontri .
Da qui e dintorni, partono interessanti escursioni sulle isole poco distanti.
Nosy Sakatia è la più vicina a Nosy Be, raggiungibile in dieci minuti di barca. Qui il gatto è un animale sacro: pare che in passato siano stati portati qui i gatti per eliminare i topi che razziavano il riso. Oggi, i cani non sono accettati sull’isola. Sakatia ha una vivace comunità che vive principalmente di turismo (parei, tovaglie ricamate, vaniglia, essenze e oggetti in legno sono esposti sulle bancarelle lungo il paese).
questo è l’albero della vaniglia
E questo l’ylang ylang (da cui si ricaverà una delle essenze del famoso Chanel n.5)
E questa la vita degli abitanti, in una giornata normale.
Ma Nosy Sakatia è anche rinomata per lo snorkelling con le tartarughe: un’esperienza straordinaria, nuotare accanto a centocinquanta chili di bellezza ed armonia.
Ringrazio Greg per questo mini video:
(aprire il file)
Naturalmente, anche chi preferisce il dolce far niente sdraiato su una spiaggia, sarà accontentato
Nosy Komba si raggiunge in meno di un’ora. La seconda isola più grande, dopo Nosy Be, è occupata in parte dal villaggio dei pescatori. L’isola è molto turistica e anche qui il mercato giornaliero, si apre alla mattina presto, con l’arrivo della prima barca di vacanzieri.
Un saluto ai bambini a scuola,
Altri bambini in giro
poi passeggiata all’interno della foresta , dove si incontreranno dolci lemuri, purtroppo un po’ troppo addomesticati, tant’è che aspettano i turisti per il pasto (banane a volontà)
Nella passeggiata si incontreranno anche tartarughe,
qualche buffo paguro Bernardo (quello strano crostaceo detto anche l’eremita o lo spazzino, perché si nutre di resti di alghe o carcasse di pesci)
ed un paio di Ground Boa, un serpente non velenoso
della famiglia dei boa, endemico del Madagascar.
E, sulla spiaggia, splendidi granchi, che corrono velocissimi e spariscono nella sabbia.
L’escursione a Nosy Komba in realtà prevede una seconda sosta, per colazione, a Nosy Tanikely, un’isola disabitata, parco nazionale Marino: Ottimo barbecue e relax sulla spiaggia, prima del rientro nella caotica Nosy Be.
Per chi vuole una gita un po’ meno turistica, suggerisco il parco di Lokobe, sempre sull’isola di Nosy Be, una riserva naturale primaria, fitta e umida, che sarà parzialmente raggiungibile con una piroga locale.
Anche qui, un’immersione nella natura, tra lemuri (molto più selvaggi, quindi visibili in lontananza, tra gli alti rami degli alberi) e serpenti,
Sulla strada per Lokobe si vedranno le grandi piantagioni di ylang ylang : da 500kg di fiori e 300 litri di acqua si ottengono circa 12 litri di essenza, in 24 ore.
Ma l’apoteosi della bellezza, il luogo che rappresenta il sogno della vacanza fuori dal mondo, l’isola delle meraviglie, ebbene questa esiste in Madagascar e si chiama Nosy Iranja. Naturalmente la bellezza ha un prezzo: per raggiungere la piccola isola dei sogni, ci vorranno un paio d’ore di trasferimento. Il motoscafo parte da Nosy Be verso le 8h45, e si allontana, verso il largo. Presto, ci saranno più soste, in mezzo a quell’oceano spesso increspato. Ma, poco importa, ciò che sta per succedere è straordinario. Lo skipper ci dice che dobbiamo essere pronti, armati di pinne e maschera, in attesa di un veloce segnale, che non permette distrazioni. La superficie dell’acqua si muove veloce, i pesci saltellano in superficie….. È ora: pronti, via, per vivere l’emozione di nuotare con il re dei mari, quello squalo balena dall’immenso aspetto malvagio, ma che, in realtà, si rivelerà un meraviglioso compagno di giochi. Già, perché l’esperienza di nuotare con lo squalo balena è davvero straordinaria.
Aprire i file
Dopo aver sgambettato con tanta magia, il viaggio prosegue, fino all’isola dei sogni. Con un po’ di fortuna (ma la stagione è appena finita), si possono anche avvistare balene e delfini.
Nosy Iranja appare così, come una bandiera di quattro colori: azzurro, verde, bianco e ancora azzurro. Il cielo sorvola le palme che si specchiano su una sabbia bianca che si fa baciare da un mare azzurro. La cartolina si muove, per ricordare che non è un sogno.
A Nosy Iranja ci sono i turisti della giornata, che arrivano tardi e partono presto, poi ci sono quelli che, invece, decidono di restare la notte. Quando i riflettori del palcoscenico si spengono…inizia la magia. A Nosy Iranja resta il concerto delle onde che si infrangono sulla battigia ed il lieve sibilo del vento che muove le palme. E poi non c’è bisogno di pensare, perché la fantasia si scatena da sola, fondendosi con la realtà. E, dopo un silente tramonto, verrà spontaneo pensare: “Eroica è la vita”.
A Nosy Iranja ci sono due tipi di accomodation: in hotel classico, davanti al famoso lembo di sabbia bianca, dove arrivano tutte le barche della giornata e di fianco al caotico shopping.
E poi ci sono loro: una decina di capanne tendate, non certo lussuose, ma decisamente glamping, con normali letti comodi e puliti. Ma la bellezza di questo luogo è soprattutto la location, in una baia fuori dal paese e dal viavai giornaliero del turismo mordi e fuggi. A soli dieci minuti, le tende si trovano su una spiaggia bianca, con vista su tutte le sfumature del verde e del blu. È stato meraviglioso trascorrere tre giorni in questo paradiso, coccolati dalle onde del mare ed ottimo cibo.
I colori cambiano nella giornata e con le maree
Quando la marea è bassa si può raggiungere a piedi l’isola verde che si trova di fronte, ma calcolate bene i tempi, perché l’acqua poi salirà velocemente
Bye bye Nosy Iranja
Adoro i tuktuk gialli di Nosy Be. Sono comodi ed, essendo lenti ed aperti, ti permettono di osservare meglio la vita intorno.
La benzina viene venduta da privati lungo la strada.
La spiaggia più conosciuta e bella di Nosy Be si trova al Nord. Andilana Beach, una lunga spiaggia, che pullula di Hotel, soprattutto i famosi All Inclusive, di gestione italiana, come l’Andilana Resort e il Bravo Club, ideali per coppie, famiglie, o per coloro che amano la frenetica animazione dei villaggi vacanza. Qui, in effetti, possono accedere solo coloro che hanno acquistato il pacchetto-villaggio-vacanza. Tutto lo staff parla italiano, ma anche chi vive fuori, comprese le venditrici di parei colorati. Pensate, che, lo so che sembra assurdo, ma, camminando sulla spiaggia con la mia compagna di viaggio di Hong Kong, lei è stata fermata e le è stato chiesto se aveva il pass dell’Hotel, mentre a me, Italiana, non è stato chiesto nulla. Così sono entrata a curiosare, perché in effetti avevo letto di un posto bellissimo.
Lo so che sono critica, ma ci tengo, comunque, a mostrare la realtà.
Questa è la locandina dell’Andilana Beach Resort.
E questa è come appare, al mattino, la tanto sognata spiaggia.
Un buon ristorante in zona, a qualche centinaio di metri, è chez Loulou. Per chi prenota la colazione, vengono messi a disposizione i lettini gratuiti sulla spiaggia .
E siamo alla fine di questo lungo viaggio in Madagascar.
Quarantacinque giorni, oltre cinquemila chilometri, la maggior parte su strade inesistenti, tra buche che finiscono quando iniziano i guadi, in mezzo ad un popolo che ripete “mora mora” (piano, piano), come se la lentezza portasse soluzioni. Un mondo di tabù e di riti ancestrali che si mischiano a rum di alcool puro. Donne sempre attive, in una famiglia che le considera quasi sempre delle serve; orde di bambini scalzi che cercano un regalo, cani rachitici, cagne ossute con le mammelle ancora gonfie, polli spelacchiati, zebù che forse, se potessero scegliere, preferirebbero finire direttamente in un piatto, anziché trascorrere una vita a tirare carretti carichi sotto un sole cocente e con un pugno di cibo. Ma anche Paesaggi mozzafiato dal sapore arcaico, spiagge bianche da Eden, lemuri dallo sguardo languido, teneri come bambini indifesi, camaleonti trasformisti, come miniature dei dinosauri del passato, immensi squali balena che si muovono come sirene in un mare che mostra i suoi segreti con orgoglio. Il Madagascar è una foto a colori che si sta sbiadendo, tra le urla silenziose di un popolo sempre più ignorante (nel vero senso di “Non conoscere, non sapere, essere all’oscuro di qualcosa”) che fa figli, come diceva De Gregori…. venuti al mondo come conigli. Un paese di una grande bellezza ma anche di una grande tristezza. Certo, il turista che sogna spiagge bianche incontaminate e animali rari, non sarà deluso, ma se, come spero, cerca un attimo di “uscire veramente dal Resort All-Inclusive” e trasformarsi in viaggiatore, allargando l’orizzonte delle sue vedute, lasciando la rarissima acqua calda, la rara acqua fredda, il rarissimo cibo internazionale, il raro hotel con confort….. e, per un attimo, osserva l’altro 98% del paese…. allora si renderà conto che il Madagascar è una pentola a pressione, pronta ad esplodere, con una popolazione sempre più giovane, sempre più povera, sempre più disperata, che dovrà, disperatamente, sopravvivere… perché non ha via di scampo.
E, vi prego, non dite che questi bambini sono poveri ma felici!
Se non ci credete, venite a visitare questo paese, e lasciatevi trasportare da quella bellezza mista a malinconia che abbraccia il viaggiatore fino quasi a stritolarlo.
Il Madagascar mi ha regalato tante emozioni, ma anche una profonda tristezza.
7 risposte
Pas de mot magnifique
Malheureusement je ne comprends pas l italien
Mais les photos sont incroyable
Merci beaucoup Linda de ton commentaire. J’étais très heureuse de vous rencontrer. À bientôt
Ciao Lauretta
Cortesemente sapresti dirmi dove hai alloggiato a Diego?
Complimenti per la recensione
Grazie
Ciao, ho alloggiato all’Hotel de la Baie: la cosa più bella è che alla sera sugli alberi di fronte alla camera ci sono decine di meravigliosi lemuri, un vero spettacolo! Grazie per il commento. Se ti servono altre info, scrivimi. Buon viaggio!
Gentilissima
Complimenti ancora per i Reportage veramente interessanti
Spero di andare in Mada tre settimane dopo la metà di Novembre
Tommy
Ciao, bello leggere la tua esperienza!
Ti volevo chiedere una informazione per i tempi di viaggio tra Diego Suarez e Arkify… quanto tempo ci si impiega? Grazie!
Ciao, grazie per il commento. In teoria si puo’fare in circa 6/7 ore, ma in Madagascar tutto è relativo, perché le condizioni stradali cambiano con il tempo, per es. basta una lieve pioggia per bloccare tutto. Ti consiglierei di considerare un giorno intero, anche perché ti puoi comunque sgranchire le gambe in soste stupende lungo la strada. Il Madagascar è un paese spettacolare e pieno di sorprese. Buon viaggio